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lunedì 6 luglio 2020

Sotto il sole di Riccione

Sotto il sole di Riccione (Italia, 2020, 100min.)

Regia: Younuts
Soggetto e sceneggiatura: Enrico Vanzina, Caterina Salvadori, Ciro Zecca
Cast: Isabella Ferrari  (Irene), Cristiano Caccamo (Ciro), Luca Ward (Lucio), Andrea Roncato (Gualtiero), Lorenzo Zurzolo  (Vincenzo), Ludovica Martino  (Camilla), Saul Nanni  (Marco), Claudia Tranchese  (Emma), Davide Calgaro  (Furio), Matteo Oscar Giuggioli  (Tommy), Giulia Schiavo  (Mara), Fotinì Peluso (Guenda)
Genere: Commedia, Romantico


Estate 2020.

I cinema sono chiusi da circa 4 mesi e le nostre recensioni di prodotti nuovi sono necessariamente orientate sulle serie tv o sui film che escono direttamente sulle piattaforme streaming, ma non lasciamoci abbattere, prima o poi torneremo in pista.

Nel frattempo, attirata dall’arcano richiamo della pubblicità in tv, decido dopo qualche tentennamento, di spendere del tempo per guardare il nuovo film di Netflix Italia “Sotto il sole di Riccione”. Come si può intuire, il titolo del film è lo stesso di una canzone dei The Giornalisti, tant’è che la colonna sonora è costituita dalle loro canzoni e fanno anche un’apparizione.
Ma, come direbbe Bat-Fiz, “Crisi, parlaci della trama”.

Trama: Alcuni ragazzi si ritrovano come ogni anno in vacanza a Riccione; le loro storie di amicizia e amore si intrecciano con quelle di alcuni nuovi arrivati, tra partite di beach volley, serate in discoteca e pedalate in bicicletta tra una piadina e uno spaghetto allo scoglio.

Se siete cresciuti come noi negli anni ’80, questo incipit non può che ricordarvi quel buon vecchio vanziniano “Sapore di Mare” e seguito, di cui abbiamo parlato anche nella puntata di luglio del nostro podcast QUI, e di cui questa pellicola è ricca di rimandi e citazioni (per esempio il gioco in spiaggia con la mela), anche perché è proprio Enrico Vanzina ad aver scritto soggetto e sceneggiatura, portando ai giorni nostri il più classico degli spaccati dell’estate italiana: le vacanze al mare.

Non solo: la regia è degli YouNuts!, un duo romano che ha diretto numerosissimi videoclip di cantanti italiani (tra cui molti proprio dei The Giornalisti), classe 1986 e grandi amanti della cultura pop, cosa che rende il soggetto ad alta digeribilità, anche per stomaci delicati, facendoci dimenticare del tutto quel patetico tentativo di remake del 2014 (“Sapore di te”, ambientato negli anni’80, sempre a Forte dei Marmi), che si sforzava troppo di fare il verso alle vecchie glorie, troppo “cinespiaggione” con un implacabile effetto trash amplificato dall’abbondanza di attori che, se cani non sono, almeno lo sembrano.

Stavolta si cambia aria, letteralmente dato che ci spostiamo dalla Versilia alla riviera Adriatica, ma anche come atmosfera e sforzo di fare qualcosa di più. I ventenni o poco più sono lo specchio dei ragazzi di oggi, con tutto ciò che ne consegue, dai i cellulari e annesse note vocali, le storie su Instagram, i siti di incontri online e gli adulti che non capiscono un accidente quando parlano con abbreviazioni e neologismi  nati sul web.

Epica la scena in cui il personaggio di Andrea Roncato, un ex bagnino sciupafemmine che ha affittato una camera a due dei ragazzi, subissato da una sequela di “sei stato friendzonato”, “ti sta trollando” e “bro…”, sbotta perplesso: “Ragazzi ma come caXXo parlate voi due?”. Devo ammettere che mi sono abbastanza ribaltata dal ridere in quel momento. Tra l’altro chi altri poteva interpretare quel ruolo meglio dell’ ei fu Loris Batacchi, capo ufficio pacchi?



Dicevamo i ventenni o poco più, carini, bravi, sul pezzo, che fanno subito gruppo con le loro storie di rimorchi e due di picche, con fidanzate ed ex fidanzati che anche a distanza mettono i bastoni tra le ruote; ma oltre a loro c’è dello spazio anche per una tenera love story più matura. Isabella Ferrari (già protagonista allora ventenne dei suddetti “Sapore di mare”) interpreta Irene, la madre molto protettiva di uno dei protagonisti, Vincenzo, un ragazzo non vedente che vorrebbe finalmente passare una normale estate tra amici e ragazze. All’inseguimento del figlio, Irene si imbatte nel buttafuori gentiluomo interpretato da Luca Ward, con cui subito nasce un flirt e che l’aiuterà a ritrovare un po’ di serenità ed equilibrio nel rapporto col figlio.


Sono molto lieta di poter dire che “Sotto il sole di Riccione” è un film estivo piacevole e ben fatto; forse non avrei speso dei soldi per andarlo a vedere al cinema, ma non sento di aver sprecato il mio tempo. Certo se non vi piacciono le canzoni dei The Giornalisti, la vostra voglia di vederlo potrebbe calare, ma per il resto lo consiglio tranquillamente.


Voto di Crisididentità: 3 carbonara senza panna su 5

sabato 15 febbraio 2020

Parasite

Parasite (Corea del Sud, 2019, 132min.)

Regia: Bong Joon Ho
Sceneggiatura: Bong Joon Ho
Cast: Kang-ho Song (signor Kim), Hye-jin Jang (signora Kim), Sun-kyun Lee (Ki-woo Kim), So-dam Park (Ki-jung Kim), Yeo-jeong Jo (signora Park), Sun-kyun Lee (signor Park), Ji-so Jung (Da-hye Park), Hyun-jun Jung (Da-song Park), Jeong-eun Lee (Moon-gwang), Myeong-hoon Park (Geun-se)
Genere: thriller, commedia, drammatico


Trama: La famiglia Kim, composta dal padre Ki-taek, la madre Chung-sook, il figlio Ki-woo e la figlia Ki-jeong, vive di sussidio di disoccupazione in un piccolo e sudicio appartamento seminterrato, facendo lavori temporanei per pochi soldi e lottando per far quadrare i conti. Una sera, un amico di Ki-woo, l’universitario Min-Hyuk, che sta per andare a studiare all’estero, gli propone di prendere il suo posto come tutor di inglese di una giovane studentessa di buona famiglia, Da-hye Park. Grazie a questa opportunità, con degli stratagemmi Ki-woo riuscirà a sistemare in casa Park tutta la sua famiglia, ma niente andrà come speravano.

La tematica principale in Parasite, che subito ci salta all’occhio, è la profonda diversità tra le classi sociali nella società sud-coreana (ma potrebbe poi essere applicata anche altrove). Da una parte abbiamo la famiglia Kim, che forse un tempo non era così povera (il padre faceva l’autista, la madre era una campionessa sportiva), ma ora vive in un appartamento abbastanza squallido, in un seminterrato con le finestre in alto che danno sulla strada, i figli non hanno i mezzi per proseguire gli studi, pur essendo molto in gamba, e si ingegnano continuamente per tirare avanti con mille espedienti e lavori sottopagati, scroccando il wi-fi dai vari vicini.

Lavorare per la ricca famiglia Park è per loro un’enorme opportunità e decidono quindi di sfruttarla al massimo, insinuandosi in ogni modo nella loro bellissima casa e nelle loro esistenze. Dall’altra parte i Park vivono un’esistenza molto agiata. Il marito è un manager di successo che mantiene alto il loro stile di vita, la moglie, una donna apparentemente ingenua e manipolabile, finge di occuparsi della casa, dei tre cagnolini e dei figli, mentre per lo più è la domestica che gestisce le mura domestiche dal lato pratico. Agli occhi dei Kim, la famiglia Park è la gallina dalle uova d’oro che può essere spennata fino all’ultima piuma, ma anche il piano meglio archietettato, come scopriremo man mano, non può niente contro l’imprevedibilità della natura umana e degli eventi.

Parasite è senza dubbio un film che non avrei minimamente calcolato di andare a vedere, se non fosse stato per la curiosità scatenata dall’enorme successo e risonanza mediatica che ha ottenuto negli ultimi mesi. Siamo abituati a concentrarci per lo più sui film occidentali e nella mia mente un film coreano è potenzialmente noioso, ma sono lieta di dire che mi sbagliavo in pieno. Parasite è una commedia, è un film drammatico dai risvolti grotteschi, è anche un thriller con sfumature quasi horror ed ha una narrazione molto coinvolgente, ricca di colpi di scena e capovolgimenti. Sicuramente consiglio a tutti di dargli una possibilità.

Curiosità:
Anche l’Italia fa la sua parte in questo film. Il regista coreano Bong Joon-ho (che è conosciuto in occidente per film come “Snowpierce” del 2013 e il più recente “Okja” del 2017), ha inserito in una scena del film la famosissima canzone di Gianni Morandi.

Il brano presente invece durante i titoli di coda, Soju One Glass, è stato scritto dal regista e cantato da Choi Woo-shik, interprete di Ki-woo nel film.

Premi e Riconoscimenti principali:

2020 – Premi Oscar

Miglior film

Miglior film internazionale (Corea del sud)

Miglior regista a Bong Joon-ho

Migliore sceneggiatura originale a Bong Joon-ho e Han Jin-won

Candidatura per la migliore scenografia a Lee Ha-jun e Cho Won-woo

Candidatura per il miglior montaggio a Yang Jin-mo

2020 – Golden Globe

Miglior film in lingua straniera

Candidatura per il miglior regista di un film a Bong Joon-ho

Candidatura per la miglior sceneggiatura in un film a Bong Joon-ho e Han Jin-won

2020 – Premi BAFTA

Miglior film non in lingua inglese

Migliore sceneggiatura originale a Bong Joon-ho e Han Jin-won

Candidatura per il miglior film

Candidatura per il miglior regista a Bong Joon-ho

2019 – Festival di Cannes

Palma d’oro

Prix des Cinémas Art et Essai (AFCAE)

Menzione d’onore al Prix Vulcain de l’Artiste Technicien a Lee Ha-jun

2020 – Critics’ Choice Awards

Miglior regista a Bong Joon-ho

Miglior film straniero

Candidatura per il miglior film

Candidatura per il miglior cast corale

Candidatura per il miglior sceneggiatura originale a Bong Joon-ho e Han Jin-won

Candidatura per la miglior scenografia a Lee Ha-jun

Candidatura per il miglior montaggio a Yang Jin-mo



Voto di Crisididentità: 4 disinfestazioni gratis su 5

Voto di Doc Brown: 4 kg di pesche su 5

Voto di Snake Plissken: 4 cartoni di pizza piegati su 5

Voto di Sorbetto al Limone: 4 abbonamenti a DAZN su 5

Voto di Chatterbox: 5 messaggi in codice su 5

mercoledì 5 febbraio 2020

Dolittle

Dolittle (USA, 2020, 101min.)

Regia: Stephen Gaghan
Sceneggiatura: Stephen Gaghan , Dan Gregor , Doug Mand , Chris McKay  basato sui racconti di Hugh Lofting
Cast:  Robert Downey Jr.  (Dr. John Dolittle), Michael Sheen  (Dr. Blair Müdfly), Jim Broadbent (Lord Thomas Badgley), Antonio Banderas (Re Rassouli), Harry Collett  (Tommy Stubbins), Jessie Buckley  (Regina Victoria), Carmel Laniado (Lady Rose), Kasia Smutniak (Lily Dolittle), voci di Emma Thompson /Emanuela Rossi (Poly il pappagallo), Rami Malek  / Flavio Aquilone(Chee-Chee il gorilla), John Cena /Fabrizio De Flaviis (Yoghi l’orso bianco), Octavia Spencer / Rossella Acerbo (Dab-Dab la papera), Tom Holland /Alex Polidori (Jip il cane), Ralph Fiennes /Francesco Prando (Barry la tigre), Selena Gomez /Joy Saltarelli (Betsy la giraffa), Marion Cotillard /Daniela Calò (Tutù la volpe)
Genere: avventura, commedia, fantastico


Trama: Nell’Inghilterra di epoca vittoriana, il Dr. John Dolittle è un veterinario che può parlare con gli animali. La sua fama ha conquistato tutto il paese, compresa la Regina che, come segno di ammirazione, gli ha donato una magione con una riserva annessa dove accogliere e curare tutti gli animali assieme alla sua amata moglie, l’esploratrice Lily. Purtroppo dopo che sua moglie muore in mare durante una spedizione, Dolittle si chiude in sé stesso e si confina in casa assieme ai suoi animali, non desiderando più alcun contatto con altri umani. Un giorno, un ragazzo di nome Tommy Stubbins, ferisce accidentalmente uno scoiattolo; attirato da Poly, il pappagallo di Dolittle, e grazie anche alla giovane Lady Rose, riesce ad entrare nella magione per farlo curare, rimanendo affascinato dal modo in cui il dottore e suoi animali interagiscono tra di loro.

Dolittle non era il film che dovevamo andare a vedere ieri sera, lo ammetto. Ma la sala di quell’altro (l’ultimo di Aldo Giovanni e Giacomo) era fuori uso, così gli abbiamo dato una possibilità. Dai trailer visti in precedenza incombeva l’inevitabile ombra degli animali in CGI, che basta poco a farli risultare inguardabili, invece posso dire in tutta onestà che li ho trovati molto gradevoli all’occhio, merito anche una buona caratterizzazione dei personaggi.

Il cast poi è di tutto rispetto; oltre a Robert Downey Jr., che potrà anche ricordarci per sempre Tony Stark, ma riesce ancora una volta a farsi amare (da me sicuramente più qui che in Ironman), abbiamo attori del calibro di Michael Sheen, Antonio Banderas e Jim Broadbent, oltre a tutti quelli che doppiano gli animali (vedi in alto nel cast).

Nonostante questi lati positivi, il film non ha riscosso molto successo in America, e il motivo è probabilmente la fretta con cui si dispiega la trama. Dolittle è una pellicola principalmente indirizzata ai più giovani, non ha una durata eccessiva e generalmente è una cosa che apprezzo per un film che non so se mi piacerà, ma dobbiamo ricordare che è tratto da una serie di racconti, e benché all’inizio ci sia una bella introduzione, fatta con un’animazione molto carina, che spiega tutto l’antefatto, lo svolgimento della storia è a tratti un po’ sbrigativo. Detto ciò, lo consiglio sicuramente a chi ha bambini, è stata una visione piacevole, mi sono divertita e se mi capiterà in futuro lo rivedrò volentieri.

Le Origini e gli Adattamenti:

Dicevamo che il Dottor Dolittle nasce in una serie di  libri per bambini scritti da Hugh Lofting a partire da The Story of Doctor Dolittle (La storia del dottor Dolittle) del 1920. E’ un medico che evita i pazienti umani a favore degli animali, con i quali può parlare nella loro lingua e apparve per la prima volta nelle lettere illustrate dell’autore ai suoi figli, scritte dalle trincee durante la prima guerra mondiale, quando le notizie effettive, erano o troppo orribili o troppo noiose. Le storie sono ambientate nella prima età vittoriana, in cui il dottor John Dolittle vive nel fittizio villaggio inglese di Puddleby-on-the-Marsh nel West Country.

Già alla fine degli anni ’20 iniziarono a nascere adattamenti per il cinema, allora muto, e in seguito per la radio. Il più celebre fu forse il film del 1967 con Rex Harrison, che ricordo bene di aver visto in tv negli anni ’80, mentre dal 1970 al 1972 la 20th Century Fox Television produsse la serie animata Il Magnifico Dottor Dolittle.

Il favoloso dottor Dolittle (1967)

Arrivando a tempi più recenti, il nome John Dolittle è  subito associabile ad Eddie Murphy, che ha lo portato sul grande schermo, in una versione rimodernata e ambientata ai giorni nostri, in una serie di film, dal 1998 al 2009, anche se lui appare solo nei primi due, mentre la figlia Maya Dolittle (l’attrice Kyla Pratt presente in tutta le pellicole) eredita il suo dono e diventa la protagonista dal terzo al quinto capitolo.


Voto di Crisididentità: 3 gambi di sedano su 5

Voto di Doc Brown: 3 occlusioni intestinali dragheschi su 5

Voto di Snake Plissken: 2 peti di drago su 5

Voto di Sorbetto al Limone: 2 cuccioli d’uomo parlanti su 5